giovedì 15 gennaio 2015

“Esci… Mettiti in cammino!”








Alla Messa dell’Epifania un semplice sacerdote, non più tanto giovane e senza tante pretese, ha concluso la sua omelia in un modo, secondo me, “magistrale” (non in senso accademico, ma letteralmente, da maestro, come colui che può insegnare qualcosa).
Aveva cercato con un po’ di fatica di sottolineare il fatto che i Magi, pagani, stranieri, si erano messi in movimento per aver visto un segno.. di cosa.. non lo sapevano bene neanche loro. A Gerusalemme, cuore di Israele, cuore della religione ebraica, avevano perso questo segno, ma, invece di fermarsi o tornare indietro, decidono di rivolgersi a chi sicuramente poteva sapere qualcosa, ai sapienti, ai sacerdoti, al Re. E in effetti questi “sapevano”. E li mandano a Betlemme.
I Magi ripartono. Ma loro, i sapienti religiosi, se ne restano a palazzo o al tempio ad aspettare..
E i Magi incontreranno l’Emmanuele, i sapienti d’Israele no..
Ed ecco la conclusione, nella sua semplicità e profondità: anche da me, diceva, a volte arrivano persone “pagane, straniere”, che hanno avuto magari delle intuizioni. E il mio primo pensiero è come fare a riportarli in Chiesa, alle celebrazioni, ai sacramenti.. Ma il Vangelo mi dice qualcosa di diverso: mettiti in movimento con loro, esci sulle loro strade, lì dove l’Emmanuele li sta aspettando.. accompagnali all’incontro e lì, nelle loro vite quotidiane, insieme troverete Dio.
Tutto qui? Sì.. tutto qui.. scontato nella sua semplicità.. chi non parla ormai da anni di andare lì dove sono le persone, i giovani soprattutto?.. Eppure, sentire “il pastore” di una comunità che dall’alto dell’altare, con umiltà, riconosce di dover cambiare il suo modo di fare, il modo di “fare Chiesa”, il modo di condurre una certa pastorale dei Sacramenti,  a me ha fatto bene. Ben venga una Chiesa fatta di persone in cammino, gli uni accanto agli altri, uomini e donne, sacerdoti e religiosi,  in un accompagnarsi reciproco fino a scoprire Dio lì dove si manifesta, nella Vita di ognuno di noi!

martedì 13 gennaio 2015

Papa Francesco ai giovani (2)



Papa Francesco  ai giovani del Molise invitandoli a seguire Gesù per trovare in  lui un fedele compagno di viaggio (continua dal 15 dicembre)
Aspirate alla felicità, abbiate il coraggio di uscire da voi stessi, di giocare in pienezza il vostro futuro insieme a Gesù.

Da soli non possiamo farcela. Di fronte alla pressione degli eventi e delle mode, da soli mai riusciremo a trovare la via giusta, e se anche la trovassimo, non avremmo la forza sufficiente per perseverare, per affrontare le salite e gli ostacoli imprevisti. E qui entra l’invito del Signore Gesù: “Se vuoi… seguimi”. Ci invita per accompagnarci nel cammino, non per sfruttarci, non per farci schiavi, ma per farci liberi. In questa libertà ci invita per accompagnarci nel cammino. E’ così. Solo insieme con Gesù, pregandolo e seguendolo troviamo chiarezza di visione e forza di portarla avanti. Egli ci ama definitivamente, ci ha scelti definitivamente, si è donato definitivamente a ciascuno di noi. È il nostro difensore e fratello maggiore e sarà l’unico nostro giudice. Com’è bello poter affrontare le alterne vicende dell’esistenza in compagnia di Gesù, avere con noi la sua Persona e il suo messaggio! Egli non toglie autonomia o libertà; al contrario, irrobustendo la nostra fragilità, ci permette di essere veramente liberi, liberi di fare il bene, forti di continuare a farlo, capaci di perdonare e capaci di chiedere perdono. Questo è Gesù che ci accompagna, così è il Signore!

Una parola che a me piace ripetere, perché spesso la dimentichiamo: Dio non si stanca di perdonare. E questo è vero! E’ tanto grande il suo amore, che è sempre vicino a noi. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono, ma Lui perdona sempre, tutte le volte che glielo chiediamo.

Egli perdona definitivamente, cancella e dimentica il nostro peccato se ci rivolgiamo a Lui con umiltà e fiducia. Egli ci aiuta a non scoraggiarci nelle difficoltà, a non considerarle insormontabili; e allora, fidandoci di Lui, getterete nuovamente le reti per una pesca sorprendente e abbondante, avrete coraggio e speranza anche nell’affrontare le difficoltà derivanti dagli effetti della crisi economica. Il coraggio e la speranza sono doti di tutti ma in particolare si addicono ai giovani: coraggio e speranza. Il futuro certamente è nelle mani di Dio, le mani di un Padre provvidente. Questo non significa negare le difficoltà e i problemi, ma vederli, questi sì, come provvisori e superabili. Le difficoltà, le crisi, con l’aiuto di Dio e la buona volontà di tutti possono essere superate, vinte, trasformate.
A chiusura di questa parte di discorso del Papa, facciamo nostro una preghiera a Maria di don Tonino Bello:
Santa Maria, donna del primo passo, chi sa quante volte nella tua vita terrena avrai stupito la gente per aver sempre anticipato tutti gli altri agli appuntamenti del perdono. Chi sa con quale sollecitudine, dopo aver ricevuto un torto dall'inquilina di fronte, ti sei "alzata" per prima e hai bussato alla sua porta, e l'hai liberata dal disagio, e non hai disdegnato il suo abbraccio. Chi sa con quale tenerezza, nella notte del tradimento, ti sei "alzata" per raccogliere nel tuo mantello il pianto amaro di Pietro.
 Donaci, ti preghiamo, la forza di partire per primi ogni volta che c'è da dare il perdono. Rendici, come te, esperti del primo passo. Non farci rimandare a domani un incontro di pace che possiamo concludere oggi.  (Santa Maria donna del primo passo)

domenica 11 gennaio 2015

Dialogo, conoscenza, educazione: strategie per vincere il terrorismo



Intervista a Jean-Louis Tauran

«La cosa che più ha colpito della strage di Parigi è la crudeltà, sottolineata anche dal Papa, con cui si è consumata. Una crudeltà commessa da giovani traviati, provenienti da famiglie in cui non hanno mai sperimentato l’amore. Una crudeltà in cui però non riesco a vedere elementi realmente religiosi. La religione non è la causa di questo misfatto, come delle varie crisi che attanagliano il Medio Oriente, ma la religione non può non essere parte della soluzione. Non si può capire il mondo di oggi senza prendere in considerazione le religioni». Il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, crede fermamente che il dialogo, una migliore conoscenza tra le religioni e l’educazione siano le uniche strategie per vincere il terrorismo. Il porporato è tornato dalla sua Francia proprio il giorno in cui a nella capitale transalpina due fratelli franco-algerini di religione islamica hanno assalito la redazione del settimanale satirico
Charlie Hebdo trucidando  dodici persone. E giovedì ha avuto un incontro, programmato da tempo, con alcuni imam francesi, al termine del quale è stata diffusa una dichiarazione in cui si ribadisce che è «imperativo opporsi all’odio e a tutte le forme di violenza che distruggono la vita umana ».

Avvenire incontra il porporato francese, molto stimato da Papa Francesco che lo scorso dicembre lo ha nominato anche Camerlengo di Santa Romana Chiesa, negli uffici del suo dicastero.
Eminenza, come valuta le reazione del mondo islamico a questo atto terroristico?
Gli imam francesi che ho incontrato giovedì esprimevano sentimenti di tristezza e di indignazione. Perché vedevano la loro religione associata ad un gesto di terribile crudeltà. Ma allo stesso tempo manifestavano la volontà di uscire da questa situazione. E concordavano sul fatto che è necessario lavorare molto a livello educativo, nelle università e nelle scuole.
Questa però è una soluzione a medio e lungo termine. Ma a breve?
Certamente si deve mettere queste persone nelle condizioni di non nuocere più. Si devono controllare gli eventuali legami con organizzazioni criminali e si devono disarticolare le reti terroristiche. Ma, ripeto, questo sforzo repressivo, seppur doveroso, non serve a nulla se in prospettiva non si lavora a livello educativo. Ma questo vale anche per il nostro mondo occidentale.
In che senso?
Anche noi dobbiamo conoscere meglio la religione islamica, che non può essere identificata con il terrorismo.
Ma questi atti terroristici aiutano a formulare questa identificazione...
Appunto, è necessario conoscere meglio l’islam, e in questo è importante il ruolo dell’educazione ma anche dei massmedia e della tv in particolare.
Percepisce una maggiore sensibilità da parte islamica nel condannare e contrastare gli elementi terroristici che sono presenti nel suo interno?
Come è noto ci sono diversi modi di vivere l’islam. E in quelli che incontro noto certamente una accresciuta sensibilità. L’ho sperimentata ad esempio nel corso dei colloqui avuti con i responsabili sciiti che ho incontrato recentemente in Iran.
Più in generale come procede il dialogo del suo dicastero con il mondo islamico?
Abbiamo incontri regolari con alcune istanze. A novembre, ad esempio, si è tenuto a Roma il terzo seminario del Forum cattolico-musulmano. Permangono tuttavia problemi per la libertà religiosa in alcuni Paesi a maggioranza islamica, e rimane tuttora interrotto il dialogo con l’Università al-Azhar del Cairo.
Come valuta le cosiddette primavere arabe?
È stato un fenomeno interessante, provocato da giovani che volevano lavoro, diritti, libertà. Ma purtroppo gli esiti non sono quelli sperati. Bisognerà forse attendere una nuova generazione per vedere un'evoluzione positiva.
Quanto contribuirebbe alla sconfitta del terrorismo una soluzione del conflitto israelo-palestinese?
Ho sempre sostenuto che quella è la madre di tutte le crisi. Una soluzione di quel conflitto avrebbe certamente un influsso molto positivo su tutto lo scacchiere mediorientale. Ma gli ultimi segnali, ahimé, non sono incoraggianti.
Tornando alla strage di Parigi. Anche nei commenti di giornali laici sono state espresse riserve su una satira dai toni volutamente blasfemi...
È vero che non si può ridere di tutto. E ci sono delle sensibilità, anche religiose, che andrebbero sempre rispettate. Ma la libertà di espressione è un bene irrinunciabile in un regime democratico. E nulla può giustificare quanto successo a Parigi.
Un’ultima domanda. Leggerà l’ultimo romanzo di Michel Houellebecq?
No. E non darei molto peso a questo autore.




Testo originale (da Avvenire)

domenica 14 dicembre 2014

Papa Francesco ai giovani



 “ Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”  (Isaia 40,11)

Papa Francesco, come il Buon Pastore, segue e accompagna con amore e tenerezza tutti gli uomini e le donne del nostro tempo. Rivolge a tutti parole di verità e di speranza.
Un’attenzione particolare la riserva ai giovani e in ogni occasione esprime loro  fiducia e incoraggiamento.   

Papa Francesco ai giovani dell’Abruzzo e del Molise

Piazzale del Santuario di Castelpetroso
Sabato, 5 luglio 2014

“Aspirate alla felicità, abbiatene il coraggio, il coraggio di uscire da voi stessi, di giocare in pienezza il vostro futuro insieme a Gesù”.

Cari giovani, buon pomeriggio!

Vi ringrazio per la vostra numerosa e gioiosa presenza. Ringrazio mons. Pietro Santoro per il suo servizio alla pastorale giovanile; e grazie a te, Sara, che ti sei fatta portavoce delle speranze e delle preoccupazioni dei giovani di Abruzzo e Molise.

L’entusiasmo e il clima di festa che sapete creare sono contagiosi. L’entusiasmo è contagioso. Ma voi sapete da dove viene questa parola: entusiasmo? Viene dal greco e vuol dire “avere qualcosa di Dio dentro” o “essere dentro Dio”. L’entusiasmo, quando è sano, dimostra questo: che uno ha dentro qualcosa di Dio e lo esprime gioiosamente.  Siete aperti – con questo entusiasmo - alla speranza e desiderosi di pienezza, desiderosi di dare significato al vostro futuro, alla vostra intera vita, di intravedere il cammino adatto per ciascuno di voi e scegliere la via che vi porti serenità e realizzazione umana. Cammino adatto, scegliere la via… cosa significa questo? Non stare fermi – un giovane non può stare fermo! – e camminare. Ciò indica andare verso qualcosa; perché uno può muoversi e non essere uno che cammina, ma un “errante”, che gira, gira, gira per la vita… Ma la vita non è fatta per “girarla”, è fatta per “camminarla”, e questa è la vostra sfida!

Da un lato, siete alla ricerca di ciò che veramente conta, che rimane stabile nel tempo ed è definitivo, siete alla ricerca di risposte che illuminino la vostra mente e scaldino il vostro cuore non soltanto per lo spazio di un mattino o per un breve tratto di strada, ma per sempre. La luce nel cuore per sempre, la luce nella mente per sempre, il cuore riscaldato per sempre, definitivo. Dall’altro lato, provate il forte timore di sbagliare - è vero, chi cammina può sbagliare –, provate la paura di coinvolgervi troppo nelle cose - l’avete sentita, tante volte -, la tentazione di lasciare sempre aperta una piccola via di fuga, che all’occorrenza possa aprire sempre nuovi scenari e possibilità. Io vado in questa direzione, scelgo questa direzione, ma lascio aperta questa porta: se non mi piace, torno e me ne vado. Questa provvisorietà non fa bene; non fa bene perché ti fa venire la mente buia e il cuore freddo.

La società contemporanea e i suoi prevalenti modelli culturali – per esempio, la “cultura del provvisorio” – non offrono un clima favorevole alla formazione di scelte di vita stabili con legami solidi, costruiti su una roccia d’amore, di responsabilità piuttosto che sulla sabbia dell’emozione del momento. L’aspirazione all’autonomia individuale è spinta fino al punto da mettere sempre tutto in discussione e da spezzare con relativa facilità scelte importanti e lungamente ponderate, percorsi di vita liberamente intrapresi con impegno e dedizione. Questo alimenta la superficialità nell’assunzione delle responsabilità, poiché nel profondo dell’animo esse rischiano di venir considerate come qualcosa di cui ci si possa comunque liberare. Oggi scelgo questo, domani scelgo quell’altro… come va il vento vado io; o quando finisce il mio entusiasmo, la mia voglia, incomincio un’altra strada… E così si fa questo “girare” la vita, proprio del labirinto. Ma il cammino non è il labirinto! Quando voi vi trovate a girare in un labirinto, che prendo di qua, prendo di qua, prendo di qua… fermatevi! Cercate il filo per uscire dal labirinto; cercate il filo: non si può bruciare la vita girando.

Tuttavia, cari giovani, il cuore dell’essere umano aspira a cose grandi, a valori importanti, ad amicizie profonde, a legami che si irrobustiscono nelle prove della vita anziché spezzarsi. L’essere umano aspira ad amare e ad essere amato. Questa è la nostra aspirazione più profonda: amare e essere amato; e questo, definitivamente. La cultura del provvisorio non esalta la nostra libertà, ma ci priva del nostro vero destino, delle mete più vere ed autentiche. E’ una vita a pezzi. E’ triste arrivare a una certa età, guardare il cammino che abbiamo fatto e trovare che è stato fatto a pezzi diversi, senza unità, senza definitività: tutto provvisorio… Non lasciatevi rubare il desiderio di costruire nella vostra vita cose grandi e solide! E’ questo che vi porta avanti. Non accontentatevi di piccole mete! Aspirate alla felicità, abbiatene il coraggio, il coraggio di uscire da voi stessi, di giocare in pienezza il vostro futuro insieme a Gesù.

A chiusura di questa parte di discorso del Papa, facciamo nostro un pensiero su Maria di don Tonino Bello:

Santa Maria, donna coraggiosa, alcuni anni fa in una celebre omelia pronunciata a Zapopan nel Messico, Giovanni Paolo II ha scolpito il monumento più bello che il magistero della Chiesa abbia mai elevato alla tua umana fierezza, quando disse che tu ti presenti come modello «per coloro che non accettano passivamente le avverse circostanze della vita personale e sociale, né sono vittime della alienazione».
Dunque, tu non ti sei rassegnata a subire l'esistenza. Hai combattuto. Hai affrontato gli ostacoli a viso aperto. Hai reagito di fronte alle difficoltà personali e ti sei ribellata dinanzi alle ingiustizie sociali del tuo tempo. Non sei stata, cioè, quella donna tutta casa e chiesa che certe immagini devozionali vorrebbero farci passare.
 Sei scesa sulla strada e ne hai affrontato i pericoli, con la consapevolezza che i tuoi privilegi di Madre di Dio non ti avrebbero offerto isole pedonali capaci di preservarti dal traffico violento della vita. (Da “Maria donna coraggiosa”)

martedì 18 novembre 2014

Vent'anni, tra certezze di burro e dubbi di marmo





Avere vent'anni, non è mica facile
ci vuole una vita per imparare
ci vogliono giorni passati a combattere
e lunghissime notti per recuperare

ci vuole una testa di legno, perché inciampare è più facile
ed un cuore di stagno da rimodellare
ci vogliono sogni più duri di un'incudine
perché la solitudine li può schiacciare

Al fratello che non ho
potrei spiegare mille trucchi per soffrire meno
il fratello che non ho
almeno non farebbe come me

Chissà se anche mio padre mi vedeva così
perso in inutili battaglie con nemici invisibili
e se capiva e non poteva dirmi
"vivile almeno tu, queste angosce magiche che non tornano più"
ma dico:

avere vent'anni non sarà mica semplice
ci sono troppi minuti da non sprecare
ci sono certezze di burro che resistono ai secoli
e tanti dubbi di marmo da sgretolare

Al fratello che non ho
potrei spiegare mille trucchi per soffrire meno
il fratello che non ho
almeno non farebbe come me.