martedì 12 febbraio 2013

TU, HAI INCONTRATO GESU? Luca 5,1-11

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Incontrare il Cristo Gesù è instaurare un rapporto personale e comunitario.
Incontrare Gesù è perdersi in Lui, per Lui e con Lui, di San Domenico si diceva che abbandonato in Dio non parlava che di Dio e con Dio. Più si entra in questa dimensione più si capisce che la nostra vita è frutto di un amore personale con Dio e  la sua creatura, e ciò, esige una risposta incondizionata a questo Dio che ci provoca.
“ Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca…” “  Ma…….Sulla Tua Parola getterò le reti!”
E il salto di qualità, Gesù è il protagonista della nostra vita, non è più un  oggetto intellettuale, un’etichetta da applicare, con Lui inizia un dialogo di vita. I nostri problemi sono i problemi di Cristo Gesù,  cosi identificati acquistiamo i suoi stessi sentimenti, di bontà e di misericordia e amore per l’annuncio: DIO CI AMA! E un Mistero grande ma reale!
Questa intesa mi porterà a l’Amore vero, ad un amore che da particolare, diventa universale:
“ Non temere, d’ora in poi sarai pescatore d’uomini!”


L’Amore che è nel cuore di Gesù è assolutamente fecondo, esso genera , crea tutto ciò che esiste Egli ci raggiunge nel nostro quotidiano, quando siamo nella gioia o nella sofferenza e ci chiede un gesto di fiducia e di abbandono, offrendo il nostro tutto, fatto di fango e di piete preziose per fare con noi uno splendido mosaico.


Sei pronto a lasciare le tue reti per inoltrarti nella grande avventura del Dio Amore che riempie la tua vita di una pesca abbondante? Sii coraggioso/a,  e lascia fare a Dio! Lasciati incontrare ed entra in dialogo – preghiera con Lui. Se coltivi in te, “ la Presenza,” la preghiera-dialogo continuo, sarà possibile, nel cuore stesso dell’azione la più assorbente. E l’Amore che dona consistenza e unità alla vita. Azione e contemplazione non sono che due momenti di uno stesso Amore.


Solo se siamo afferrati dall’Amore di Cristo Gesù saremo in grado di affrontare le avversità come Paolo, Pietro,  Domenico…. Convinti che tutto possiamo in Colui che ci dà forza. (Fil.4,13):


                  Buon incontro!.... Lui ti ama!

sabato 9 febbraio 2013

FESTE E LUOGHI IN ONORE DELLA VERGINE MARIA

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Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Sacra Liturgia, richiama il valore dell’anno liturgico e tra l’altro dice: “Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con particolare amore Maria SS.ma Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera della salvezza del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione, ed in lei contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere”.

In onore di Maria ci sono le feste indicate dal calendario liturgico, ci sono anche numerosi luoghi di preghiera che portano il suo nome. Sono i santuari, i capitelli, oltre alle Basiliche o chiese parrocchiali a lei dedicate.
Sì, sono dedicate a lei, ma esse sono il luogo dove sempre e soprattutto si incontra Gesù Salvatore perché il ruolo principale di Maria è di condurci a Gesù.

Nelle chiese cattoliche, grandi o piccole che siano, non manca mai l’immagine del Crocifisso e non manca nemmeno l’immagine di Maria. Forse questo avviene più che per una precisa norma, per il nostro bisogno di segni che ci aiutino ad “alzare gli occhi e il cuore”.

Conoscendo poi l’origine di questi luoghi mariani di preghiera, spesso legata alla fede popolare o a private rivelazioni riconosciute dall’autorità ecclesiastica, si rimane meravigliati per questo continuo dialogo che Maria offre all’umanità. Sembra sia questo il pensiero del Card. Martini nella lettera Pastorale del 1990 (pag. 64) in cui scrive:
“Si potrebbe dire che Maria è anche colei che risponde in maniera particolare al bisogno della comunicazione religiosa e umana. La tradizione mariologica e la pietà mariana hanno arricchito l’immagine biblica di Maria con una tale densità di relazioni comunicative che chi non vi è abituato può essere portato a dubitare dell’autenticità umana e rivelata di questa ricchezza vissuta nel cattolicesimo”.

La devozione popolare deve essere sempre soggetta a una certa vigilanza ecclesiale, perché talvolta può portare a qualche esagerazione, comunque non si può negare il valore delle feste e dei pellegrinaggi che spesso sono un forte richiamo alla fede.

Ecco una delle più antiche preghiere a Maria:
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.

giovedì 7 febbraio 2013

...Le virtù della Beata Imelda...il dono di sé

Untitled Document Nella Celebrazione Eucaristica vengono proclamate le parole onnipotenti di Gesù: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio… Questo è il mio sangue versato per voi”. Gesù risorto si presenta agli Apostoli con i segni della crocifissione sul suo corpo. Il sacrificio di Gesù, morto per noi, è un esempio che non possiamo dimenticare!
Se Imelda è morta d’amore, non significa che era una persona sentimentale e languida. Tutt’altro! Sapeva bene quello che voleva e voleva il bene più grande: Gesù. Il suo amore era cresciuto nel sacrificio perché è così che il vero amore si irrobustisce.
La mia forse è ancora un’età di ricerca. Che cosa sarà della mia vita? La persona raggiunge la propria realizzazione quando riesce a uscire dal proprio egoismo e ad aprirsi agli altri. Che cosa posso fare per prepararmi a questa pienezza di amore di cui l’immolazione di Gesù è il massimo esempio? Nella vita quotidiana ci sono occasioni per esprimere fin d’ora la verità del mio amore?
Ascolta "Morirò d'amore", Giuni Russo

martedì 5 febbraio 2013

SANTA CATERINA DE’ RICCI Vergine (1522-1590)


Il mistero della Passione fu la trama su cui si svolse la vita di Caterina de’ Ricci. Ricevuta la prima educazione dalla zia abbadessa benedettina a Monticelli (Firenze), a tredici anni Alessandrina entrò in Prato nel monastero di San Vincenzo del Terz’Ordine Regolare, dove il 18 maggio 1535 ricevette dallo zio padre Timoteo Ricci, l’abito domenicano e il nome di suor Caterina. Avrebbe finalmente potuto appagare la sete bruciante di perdersi nella contemplazione di Gesù Crocifisso: per dodici anni (dal 1542 al 1554) nel suo corpo martoriato dalle stigmate si rinnovò, tra le estasi e gli spasimi più atroci, la Passione del Salvatore.
La straordinaria abbondanza di carismi celesti si unì ad una squisita prudenza, a un raro senso pratico, a un equilibrato zelo per l’osservanza regolare; fu ripetutamente priora e maestra delle novizie.
Al monastero di San Vincenzo accorsero in cerca di consigli principi e prelati; fu in amicizia con san Carlo Borromeo, san Filippo Neri, san Pio V, santa Maria Maddalena de’ Pazzi. La sua opera s0inserisce nella grandiosa riforma che fa capo a Gerolamo Savonarola per il quale nutriva profonda devozione e alla cui intercessione attribuì una miracolosa guarigione.
Pur dal chiuso del suo convento Caterina esprime la carità del Cristo non solo con la preghiera e la partecipazione al suo patire, ma anche moltiplicando le iniziative di carità concreta per i derelitti del suo ambiente, ad aiuto dei quali sollecita la collaborazione di chi può dare di più, autorità comprese, per alleviarne le sofferenze, in particolare soccorre i poveri, i carcerati, le fanciulle in età da marito senza dote, per sovvenire le quali giunge a chiedere la dispensa dal voto di povertà per amministrare meglio e con più libertà i donativi ed i lasciti ricevuti a questo scopo.
Sensibile agli affetti, attenta alle sfumature più segrete degli animi, Caterina con fine intuito previene le reazioni, partecipa alle gioie ed ai dolori degli altri, si adopera a sanare i conflitti interiori e le ferite dei cuori, a pacificarli tra loro e con Dio, sempre pronta a confortare, a ridare fiducia. Compassionevole di ogni pena fisica e spirituale cerca di lenirla con ogni mezzo, offrendosi come vittima d'amore per tutti coloro che ha conosciuto in tutto il mondo e perfino nell'oltretomba.
Ha donato alla Chiesa l'esempio di un umanesimo ricco di una femminilità dolce, sicura, equilibrata, armoniosa, rispettosa della libertà e delle caratteristiche personali esistenziali e sociali di ciascuno.
       Propone una religiosità gioiosa, vissuta come rapporto filiale e confidenziale con Dio, nella letizia e nella magnanimità del cuore, senza angustie, senza scrupoli esagerati, senza penitenze esagerate, con serenità, equilibrio, gradualità, adattandola alle caratteristiche ed alle esigenze vocazionali specifiche di ogni persona.
Con un vivacissimo epistolario, ci rimangono i “versetti della Passione”, specie di meditazione paraliturgica composta di brani della Scrittura, che i libri corali domenicani hanno conservato e che si cantano in Creti conventi dell’Ordine ogni venerdì di Quaresima.
Venne canonizzata da Benedetto XIV nel 1746. Il corpo della Santa è venerato nella basilica di San Vincenzo Ferrer in Prato.

 Cantico dei Cantici 2, 10-14¸7, 10-13
10Ora l'amato mio prende a dirmi:
"Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
11Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
12i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
13Il fico sta maturando i primi frutti

e le viti in fiore spandono profumo.
Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
14O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è incantevole".

10Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre morbidamente verso di me
e fluisce sulle labbra e sui denti!
11Io sono del mio amato
e il suo desiderio è verso di me.
12Vieni, amato mio, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
13Di buon mattino andremo nelle vigne;
vedremo se germoglia la vite,
se le gemme si schiudono,
se fioriscono i melograni:
là ti darò il mio amore!

Da una <>, contemporaneo di Santa Caterina de’ Ricci, Caterina vera sposta di Cristo, presso di noi.
Vorreste avere notizie sicure e attendibili su suor Caterina, fiorentina, suora in San Vincenzo di Prato, monastero dell’Ordine dei Predicatori, che in mezzo a noi è una vera sposa di Gesù. Questa vergine benedetta è, per tutte le buone persone che la conoscono fonte di grande gioia e letizia nel Signore; e le portano grande rispetto, perché pensano che la Bontà infinita ha volto mostrare anche nei nostri tempi infelici che egli è lo stesso Onnipotente Dio, generoso largitore di doni, che è sempre stato. […]
[…] Nel settembre del 1540 si venne a sapere che suor Caterina soffriva in sé la passione del Figlio di Dio, cominciando con un lungo rapimento estatico […]
[…]Vede se stessa insieme a Gesù, mentre questi lascia la santissima Vergine Madre; è con lui nel viaggio da Betania a Gerusalemme, ed entra nel cenacolo preparato per l’ultima cena; vede la lavanda dei piedi fatta ai discepoli e l’istituzione dell’Eucarestia; è presente alla preghiera nell’orto degli ulivi e qui assiste al bacio traditore di Giuda ed alla cattura di Gesù; assiste poi al processo e agli insulti, alla flagellazione e all’incoronazione di spine, alla salita al Calvario e alla crocifissione.
Vede Gesù elevato in croce per tre ore lo vede in croce vivo; infine assiste alla deposizione. A tutte queste cose è presente, vede e sente, e soffre ogni cosa in sé con nostro Signore. E benchè egli abbia patito una volta sola, ella, in modo miracoloso, ogni giovedì e venerdì patisce dentro di sé ciò che accadde il venerdì santo.
E dice che, quando ai suoi sensi, non vorrebbe in alcun modo patire quelle sofferenze e così è stata udita, nell’estasi, chiedere che Gesù le tolga qualcuna delle sue croci; ma poi, prevalendo la parte razionale di sé, si è sentito che sempre in rapimento, ringrazia infinitamente il Signore perché le concede tali cose per l’immenso amore che le porta, a lei così indegna. E dice di  non poter minimamente esprimere quanto nostro Signore patisce per noi.
[…] Le grandi cose che Dio opera in questa sua sposa sono così numerose da non poter essere contenute in parecchi libri; e non mi sembra giusto di narrare diffusamente la sua vita. Qui vi accenno soltanto un poco perché se ne possa dar lode a Dio e ci si sforzi di seguire le sue vie. E a questo ci spinge la conoscenza di questa santa vergine, sposa di Gesù, che reca impresse nelle mani e ne piedi le sue stimmate.
Il Signore ha fatto questo per portarci alla continua meditazione della sua vita e della passione, e così renderci perfetti.

Lo Spirito mi ha mandato ad annunciare


“La Chiesa non fa se stessa e non vive di se stessa,
ma della parola che viene dalla bocca di Dio”
(Benedetto XVI)

Perciò, “chi si pone all’ascolto della Parola di Dio può e deve poi parlare e trasmetterla agli altri, a coloro che non l’hanno mai ascoltata, o a chi l’ha dimenticata e sepolta sotto le spine delle preoccupazioni e degli inganni del mondo” (Mt 13, 22).
San Domenico, nell’ascolto della Parola di Dio, scopre la sua vocazione specifica. Da piccolo comincia a vivere e praticare le virtù cristiane: la preghiera, la penitenza, l'obbedienza ai suoi genitori.  Ad un certo momento, come studente a Palencia,  prevale la misericordia e l'amore verso i poveri per i quali, in una carestia, vende i suoi preziosi codici in pergamena per poterli soccorrere.
Poi divenne uno dei canonici regolari che vivevano sotto l'obbedienza del Vescovo, secondo la regola di S. Agostino. Quello fu, per Domenico, un periodo di studio, di penitenza, di preghiera continua, diurna e notturna. Il beato Giordano di Sassonia dice che Domenico “per dedicare tutto il tempo alla contemplazione, non usciva quasi mai dal recinto del monastero”.
Che cosa Domenico diceva a Dio, nella preghiera? Dio gli aveva dato una grazia speciale per pregare per i peccatori, per i poveri, per gli afflitti e sentiva vive nel suo cuore le loro miserie. Le lacrime, che gli sgorgavano abbondanti, testimoniavano l'intensità dei sentimenti che lo divoravano… Spesso trascorreva la notte in preghiera, e chiedeva a Dio un vero ed operoso amore per cercare e procurare la salvezza degli uomini, così come Gesù, Salvatore di tutti, si offrì per la nostra salvezza.
Da questo ardente zelo per la salvezza delle anime nascerà la sua preoccupazione di fronte allo spettacolo della Francia meridionale invasa dall'eresia catara. Così il suo cuore si sentiva stretto in una morsa di pianto, preso da profonda compassione, e più che per la Chiesa stessa “per quelle innumerevoli anime perdute”. Fu così che si manifestò in lui la “grazia della predicazione”, che egli trasmise poi all’Ordine dei Frati Predicatori da lui fondato.
Per la prima volta un Ordine assumeva, come parte integrante della vita religiosa, un ministero che partecipava al compito fondamentale del vescovo di predicare la Parola di Dio e s’impegnava a mettere al servizio dei vescovi un gruppo di predicatori ben preparati per aiutarli nell’arduo compito della predicazione.
Il Vangelo di Luca ci annuncia le parole di Gesù: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Lc 4,21). Gesù sta parlando di un passo dell’Antico Testamento ripreso dal profeta Isaia, che dice “Lo Spirito del Signore è sopra di me e mi ha mandato ad annunciare ai poveri, alle persone tristi, la lieta Notizia”. Così ha fatto Domenico, e oggi fanno tutti i membri della Famiglia Domenicana, che evangelizzano con la forza del Spirito del Signore annunciando e testimoniando la Buona Notizia del Regno.
Tutti coloro che ascoltavano Gesù, restavano meravigliati per quello che diceva. Sono meravigliati perché non si aspettavano che Gesù, figlio di un semplice falegname possa esprimere cose così profonde, interessanti e per di più, realizzare ciò che dice, e si chiedono: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”.
I miracoli che Gesù compie, le guarigioni che opera, coinvolgono sempre persone che si fidano di lui, sono contente di conoscerlo e ascoltano con il cuore la Sua Parola. Proviamo, durante questa settimana, ad ascoltare bene chi ci sta vicino e a scoprire le cose belle dell’altro, ciò che ci fa sussultare il cuore per la meraviglia che Gesù compie in quella persona e nell’amicizia che abbiamo con lui o lei.