giovedì 6 marzo 2014

Dalla comunione alla comunità al ministero



I nostri due amici ritornano “subito” a Gerusalemme, per portare anche agli altri la gioia di aver riconosciuto il Maestro e di averlo “ritrovato” vivo in loro, ma scoprono che anche gli altri ne hanno già fatto esperienza.
“Ci sono molti modi in cui Gesù appare e molti mo­di in cui ci fa sapere che è vivo. Ciò che celebriamo nell’eucaristia avviene in molti modi diversi da quanto possiamo immaginare. Gesù, che ci ha già dato il pane, ha toccato il cuore di altri molto prima di incontrarci sulla strada. Ha chiamato qualcuna per no­me e lei lo ha riconosciuto; ha mostrato le sue ferite ad alcuni e questi lo hanno riconosciuto. Noi abbia­mo le nostre storie da raccontare ed è importante che le raccontiamo, ma non sono le uniche storie..”
La comunione con Gesù crea comunità, perché ci invia a raccontare agli altri e ad ascoltare dagli altri l’esperienza vissuta, così da riconoscere i molti modi in cui lo Spirito agisce in mezzo a noi.
“È così facile ridurre Gesù al nostro Gesù, alla no­stra esperienza del suo amore, al nostro modo di ri­conoscerlo. Ma Gesù ci ha lasciati per mandare il suo Spirito e il suo Spirito soffia dove vuole. La comu­nità di fede è il luogo dove vengono narrati molti rac­conti sullo stile di Gesù.”
E sono racconti anche molto diversi l’uno dall’altro, talvolta possono essere anche in conflitto, ma tutti esprimono la presenza dello Spirito di Gesù in noi e ci rendono un unico corpo in Lui.
“Nell'eucaristia ci viene richiesto di lasciare la tavo­la e di andare dai nostri amici per scoprire insieme a loro che Gesù è veramente vivo e che ci chiama tut­ti insieme a diventare un popolo nuovo – un popolo della resurrezione.”
Il racconto dei due discepoli termina qui, termina con il raccontarsi gli uni agli altri ciò che hanno vissuto, ciò che hanno sentito: ma non termina qui la loro missione. Anzi.. da lì inizia una vita di missione, un essere inviati giorno dopo giorno nella quotidianità. Inviati a formare una comunità con la famiglia, con gli amici, con chi ci vive accanto e con chi vive un po’ più in là, per proclamare che il nostro Dio è il Dio dei viventi!
L'eucaristia è sempre missione. L'eucaristia, che ci ha liberato dal nostro paralizzante senso di perdita e che ci ha rivelato che lo Spirito di Gesù vive dentro di noi, ci dà la forza di uscire nel mondo e di porta­re la buona notizia ai poveri, la vista ai ciechi, la li­bertà ai prigionieri e di proclamare che Dio ha mo­strato di nuovo il suo favore a tutte le persone. Ma non siamo mandati fuori da soli; siamo inviati con i nostri fratelli e le nostre sorelle, sapendo anch'essi che Gesù vive dentro di loro.”
L’Eucaristia esprime un movimento continuo, dalla comunione alla comunità e dalla comunità al ministero. L’esperienza di comunione che viviamo con Gesù, ci manda dai nostri fratelli e sorelle per condividere con loro le nostre gioie e le nostre fatiche e nell’essere comunità diveniamo corpo d’amore capace di raggiungere tutti in tutti i luoghi.
“Luca, l'evangelista, ci racconta di come egli passasse la notte in comunione con Dio, il mattino a fare comunità con i dodici apostoli e il pomeriggio a uscire con loro per svolgere il suo ministero tra le fol­le. Gesù ci chiama a seguire la stessa sequenza: dalla comunione alla comunità al ministero… Ci invia insieme, a due a due, mai da soli.. Siamo invia­ti ad insegnare, a guarire, ad ispirare e ad offrire spe­ranza al mondo, non come esercizio della nostra ca­pacità individuale, ma come l'espressione della nostra fede per la quale tutto quello che abbiamo da dare viene da lui che ci ha messi insieme”.

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