giovedì 20 marzo 2014

La vita eucaristica è sempre una vita di missione



Viviamo in un mondo ferito da mille perdite diverse, dalle guerre alle malattie ai lutti alle delusioni ai disastri naturali…viviamo in un mondo in cui la maggior parte delle persone ha già perso ogni speranza. Eppure “questo è il mondo in cui siamo mandati a vivere eucaristicamente, cioè, a vivere con il cuore ardente e con gli orecchi e gli occhi aperti. Sembra un com­pito impossibile. Che cosa può fare questo piccolo gruppo di persone che lo hanno incontrato per la via, nel giardino o sulla riva del lago, in un mondo così buio e violento? Il mistero dell'amore di Dio è che i nostri cuori ardenti e i nostri orecchi e occhi recetti­vi saranno in grado di scoprire che Colui che abbia­mo incontrato nell'intimità delle nostre case continua a rivelarsi a noi tra i poveri, i malati, gli affamati, i prigionieri, i rifugiati e tra tutti coloro che vivono nel pericolo e nella paura”.
La missione a cui siamo chiamati non è solo quella di andare ad annunziare agli altri ciò che abbiamo visto, ma anche quella di ascoltare ciò che gli altri hanno vissuto.
“Spesso la missione è pen­sata esclusivamente in termini di donazione, ma la ve­ra missione è anche ricevere. Se è vero che lo Spiri­to di Gesù soffia dove vuole, non c'è persona che non possa dare quello Spirito. A lungo andare, la missio­ne è possibile soltanto quando è tanto ricevere che dare, tanto essere presi a cuore che prendere a cuo­re.”
Lo Spirito d’amore è nascosto nelle persone povere, emarginate, disabili che incontriamo, è nascosto nel loro dolore e nella loro sopportazione. Non siamo solo noi a dare: siamo inviati a dare e a ricevere, come in un circolo d’amore che sia allarga. 

“Ecco perché Gesù ha det­to: «Beati i poveri, i perseguitati e gli afflitti». Ogni volta che li raggiungiamo, essi a loro volta – ne sia­no consapevoli o meno – ci benedicono con lo Spiri­to di Gesù, diventando così nostri ministri. Senza que­sta reciprocità del dare e del ricevere, missione e ministero diventano facilmente manipolabili o violenti. Quando soltanto uno dà e l'altro riceve, colui che dà diventa presto un oppressore e coloro che ricevono vittime.”
L’essenza della vita eucaristica è invece far crescere il cerchio d’amore tra chi dà e chi riceve e divenire anche noi, come Gesù, coloro che si accompagnano ai tanti “viaggiatori solitari” per ascoltare le loro storie di perdite, di paure, di abbandoni, per aiutarli a scoprire che anch’essi fanno parte di questo dono d’amore.
Non tutti ci ascolteranno e soltanto in pochi ci in­viteranno nella loro vita per unirci alla loro tavola. Solo raramente sarà possibile offrire il pane che do­na la vita e guarire veramente un cuore che è stato spezzato. Gesù stesso non guarì tutti, né cambiò la vita di tutti.. Questa è stata, e continua a essere, l'esperienza di coloro che vivono una vita eucaristica. Essi vedono come loro missione sfidare persistentemente i loro compagni di viaggio a scegliere la gratitudine invece del risentimento e la speranza invece della dispera­zione. Le poche volte in cui questa sfida viene accet­tata sono sufficienti per rendere la loro vita degna di essere vissuta.”

Nessun commento: