sabato 15 marzo 2014

Salmo 22 (21)



L’orante di questo salmo, diversamente da tanti altri, non tenta di far valere la sua innocenza perché Dio intervenga in nome della giustizia. Malgrado i suoi dolori e le sue grida, quando il suo corpo si sfascia e il suo spirito agonizza, una pace profonda regna nel fondo della sua anima. Una presentazione commossa dei fatti, pienamente umana, è tutto quanto egli esprime.
La parte più ampia del salmo è la lamentazione, c’è il dolore fisico e il silenzio di Dio; è una supplica “con forti grida e lacrime” (Eb 5,7), che si chiude con una proclamazione di gioia e di fede. Il dolore biblico non è mai disperato, quindi alla lamentazione segue spesso il ringraziamento. La supplica nei salmi comprende anche il ringraziamento anticipato, per una incrollabile fiducia nel Dio liberatore. Numerosi e diversificati sono i simboli che esprimono la sofferenza e la morte. Il salmista che prega in prima persona, invita poi una folla anonima a lodare il Signore.
Il primo versetto del salmo presenta la tensione tra la professione di fede “Dio mio” e l’esperienza dell’abbandono. Gesù portò su di sé il peccato del mondo, ma la sua non è un’accusa disperata, è una preghiera dove le tenebre conoscono lo squarcio della luce.


"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza":
sono le parole del mio lamento.
Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,
grido di notte e non trovo riposo.
Eppure tu abiti la santa dimora, tu, lode di Israele.
In te hanno sperato i nostri padri,
hanno sperato e tu li hai liberati;
a te gridarono e furono salvati,
sperando in te non rimasero delusi.
Ma io sono verme, non uomo,
infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
"Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico".
Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
Da me non stare lontano,
poiché l'angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.
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E io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
"Ecco l'opera del Signore!".

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