sabato 12 aprile 2014

Salmo 26(25)



Per molti studiosi della Bibbia questo è un salmo penitenziale d’ingresso al culto, ma forse ancora di più appartiene a un genere di preghiera molto diffuso nell’oriente: la protesta della propria innocenza davanti a Dio.
Il salmo 26 (25) deve essere letto in chiave positiva, in quanto celebra i benefici e le grazie offerte da Dio. Il simbolo dominante è quello del movimento, come metafora della vita.
Nel primo versetto “Signore fammi giustizia” troviamo già il tema fondamentale del salmo: non è un’espressione di tipo farisaico, ma un canto della fede che orienta tutto l’agire e che abbandona nelle mani di Dio l’intera esistenza.
L’autore del salmo è fermamente convinto che Dio è attento e vaglia accuratamente la moralità degli uomini. Nel versetto 2 il “mettere alla prova” è inteso non come sollecitazione al male, ma come un’esplorazione accurata dei sentimenti e delle scelte fondamentali che reggono la vita d’una persona. 
Il salmo viene concluso con parole di benedizione e, nel suo insieme, esprime una preghiera che invoca la piena comunione con Dio.



Signore, fammi giustizia:
nell'integrità ho camminato,
confido nel Signore, non potrò vacillare.
Scrutami, Signore, e mettimi alla prova,
raffinami al fuoco il cuore e la mente.
La tua bontà è davanti ai miei occhi
e nella tua verità dirigo i miei passi.
Non siedo con gli uomini mendaci
e non frequento i simulatori.
Odio l'alleanza dei malvagi,
non mi associo con gli empi.
Lavo nell'innocenza le mie mani
e giro attorno al tuo altare, Signore,
per far risuonare voci di lode
e per narrare tutte le tue meraviglie.
Signore, amo la casa dove dimori
e il luogo dove abita la tua gloria.
Non travolgermi insieme ai peccatori,
con gli uomini di sangue non perder la mia vita,
perché nelle loro mani è la perfidia,
la loro destra è piena di regali.
Integro è invece il mio cammino;
riscattami e abbi misericordia.
Il mio piede sta su terra piana;
nelle assemblee benedirò il Signore.



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