martedì 6 maggio 2014

La predilezione divina per le donne Quando la mancanza lascia posto a Dio



«Sulla religione cristiana c’è un’autentica ignoranza, si sentono tante corbellerie… proprio dall’esigenza di rispondere alle domande che mi vengono rivolte è nata l’idea di fare “tre lezioni di dottrina cristiana senzaimprimatur”». Luisa Muraro, filosofa, scrittrice e teorica del “femminismo della differenza” ha alle spalle quasi 30 anni di cultura religiosa con libri importanti, da Guglielma e Maifreda (1986) a Lingua materna scienza divina (1995), da Il dio delle donne (2003) a Le amiche di Dio. Margherita e le altre, appena uscito in una nuova edizione. Un’opera che si riferisce al grandioso affresco della mistica europea, la beghinaMargherita Porete e Angela da Foligno, di recente canonizzata da papa Francesco; la beata Giuliana di Norwich e Matilde di Magdeburgo, venerata come santa dalla Chiesa Anglicana; la poetessa Hadewijch d’Anversa  Santa Teresa D’Avila.
Luisa Muraro trasmette la sua idea della libertà religiosa, “quella positiva che rinforza le altre libertà e non calpesta niente e nessuno” facendola interagire con il femminismo e il desiderio di cambiare il mondo. Come già si delineava nella rubrica “Imparare politica dalla mistica”, da dicembre sulla rivista Via Dogana.
Tre incontri, con mezz’ora di lezione e un’ora di domande, che fanno parte dell’appuntamento annuale “Cibo dell’anima cibo del corpo” e hanno titoli suggestivi e anche spiazzanti: “Il soprannaturale è naturale”, “Il posto vuoto di Dio”, “Lo spirito santo, chi è, cos’è, cosa fa”.
Spiega Luisa che la frase “il soprannaturale è naturale” appartiene a uno scrittore inglese di fine ‘800 di recente ripubblicato, Gilbert Keith Chesterton, di famiglia colta, liberale e agnostica, si convertì al cattolicesimo e creò il personaggio di padre Brown. Significa che l’essere umano sfora i confini del conoscibile e del dimostrabile per capacità (e non solo per bisogno, come sosteneva Marx) di infinito.
«Siamo come recipienti bucati che perdiamo acqua, privi di completezza. Abbiamo bisogno di strappare l’involucro della nostra finitezza. Una capacità comune soprattutto alle donne che non possono fare a meno dell’amore. Combiniamo guai, ma non rinunciamo all’amore, non siamo mai del tutto addomesticate dagli uomini. Questo lo dico non per escludere gli uomini che  sono capaci di “farsi donna”, come dice anche Lacan,  e perdere quella terribile preoccupazione per la loro virilità»
Sottotitolo dell’incontro: “la religione” è l’oppio dei popoli… sì, e allora?” perché l’oppio è sì il principio di tante droghe mortifere ma è anche il principio di tutta la medicina palliativa, quindi è bene che ci sia per chi ha sofferenze fisiche. «Occorre uscire dal positivismo e dall’eccesso di razionalità che imprigiona il pensiero. Dopo le grandi sventure del Ventesimo secolo, dopo Auschwitz, abbiamo capito cose che Marx non poteva nemmeno immaginare».
Ma qual è il “posto vuoto di Dio”? Per rispondere la filosofa racconta un breve aneddoto. Una ragazza che era stata lasciata dal suo fidanzato si butta anima e corpo in una comunità di tossici, spende tutte le sue energie nell’aiutare gli ultimi. Ma il fidanzato torna, si riaccende l’amore e i tossici scompaiono.
«Lei si crucciava per questo… io le ho detto non mettere mai un uomo nel posto di Dio. Se non credi, lascia perdere. Anche le religioni mettono un dio fittizio nel posto di Dio, sia il cristianesimo, sia l’ebraismo e l’islamismo. Ma si salvano dall’idolatria comprendendo anche la ricerca mistica, la tensione a incontrare Dio faccia a faccia su questa terra»
Quel Dio,  l’Assoluto, l’Immanente è l’indicibile delle mistiche nella teologia fondata proprio su una relazione unica, libera e personale. Quel Dio che anche Simone Weil o Etty Hillesum o Cristina Campo conoscevano con l’esperienza diretta dell’incontro.
Così si narra che una beghina anonima del Medioevo apostrofasse i professori della Sorbona “voi cercate Dio, noi lo troviamo”. Le beghine partono da quello che c’è (“manca tutto ma l’essenziale c’è”), proprio come una donna innamorata. Per questo, secondo la Muraro, esiste una “preferenza divina per le donne”. Questa idea c’è nei mistici, ma anche in Winnicott e in Lacan. Il senso di mancanza che si accetta e non cerca più di completamenti fallici di sé fa posto a Dio.
«I papi che ci hanno fatto sentire veramente la vicinanza a Dio sono papa Luciani con la sua berretta un po’ storta o questo papa Francesco, non papa Wojtyla. Sono quelli che non riempiono la scena, né della storia, né dello schermo. Le donne, per disgrazia storica o per maggiore finezza, sono più esigenti in amore. L’aveva detto anche Freud seppure con espressioni maschiliste. Le donne reggono la mancanza e lasciano posto all’Altro. Come Maria lascia che Dio possa venire al mondo. Quell’essere cave è iscritto nella nostra fisiologia»
Ma come interagisce la libertà religiosa con il femminismo? «Dà il senso dell’autorità e della grandezza femminili – risponde Luisa Muraro – non per piatire parità e diritti ma per guadagnare l’uguaglianza (sacrosanta) e la libertà (ancora più sacrosanta), assumendo la propria differenza e quel di più, il dono celeste fatto alle donne».
Ci sono grandi donne che incutevano rispetto come Ildegarda di Bingen, ma anche senza andare tanto indietro nel tempo, nel prossimo numero diVia Dogana Luisa Muraro parlerà di Ivana Ceresa, una donna laica di Mantova, scomparsa nel 2009, che ha creato l’Ordine della Sororità, aperto a donne provenienti da qualsiasi area culturale e religiosa, comprese le atee, per mettere al mondo il mondo, la Chiesa, il presente e il futuro anche al femminile.
«A lei interessava soprattutto cambiare la chiesa, una baracca burocratica e super gerarchizzata che si dimentica delle prerogative femminili. A me interessa il femminismo, così ho preso l’iniziativa di queste lezioni, un esempio di assunzione di autorità».
Oggi ci sarà il primo incontro, alle ore 18; gli altri due si svolgeranno martedì 13 maggio e martedì 20 maggio, sempre alle ore 18, alla Libreria delle donne di Milano, via Pietro Calvi 29.

L’IMMAGINE
La natura è vita che dorme  (F.W. J. Von Schelling) è una delle opere della mostra Apologia Vegetale di Serena Zanardi. Tra cui diverse sculture in ceramica che traggono origine da fotografie d’epoca, oltre a disegni, un’installazione sonora, una proiezione video, che indagano il legame tra memoria umana e memoria vegetale. In mostra dal 7 maggio al 7 giugno, alla galleria Rivolidue, via Rivoli 2 (MM Lanza) Milano. Oggi l’inaugurazione.

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