sabato 1 giugno 2013

CORPO E SANGUE DI CRISTO - TUTTI MANGIARONO A SAZIETA’

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

Lc 9,11-17
In quel  tempo, Gesù prese a parlare alle  folle  del  regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla  perché vada nei  villaggi e  nelle  campagne dei  dintorni, per  alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».

Gesù disse  loro:  «Voi  stessi  date loro  da  mangiare». Ma essi  risposero: «Non abbiamo che  cinque pani  e due  pesci, a meno che  non  andiamo noi  a comprare viveri per  tutta  questa gente». C’erano infatti circa  cinquemila uomini.

Egli  disse  ai suoi discepoli: «Fateli  sedere  a gruppi di  cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.

Egli prese i cinque pani  e i due  pesci, alzò  gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

L’eucaristia  è  il  momento importante,  prezioso, indispensabile  per  la  crescita dell’individuo  e della comunità. E tutti i vangeli sono  scritti in chiave eucaristica. Il riferimento dell’eucaristia non
è  soltanto  nell’ultima  cena, ma  tutti  i  vangeli,  dall’inizio  alla  fine,  hanno la  spiegazione  e  la comprensione di questo momento importante.

In  particolare  nell’episodio  conosciuto come   “la  moltiplicazione  dei  pani”.  Vediamo  Luca,  al capitolo 9, versetti 11-17.  Le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Le folle seguono Gesù e la risposta di Gesù qual è?  Egli le accolse.

Gesù è il Dio che  accoglie, che  non esclude; è il Dio al quale tutti quanti si possono avvicinare senza condizioni, senza regole, senza limiti. Gesù li accoglie e annuncia loro il Regno di Dio.

Cos’è  il Regno di Dio? 
E’ la società alternativa che  Gesù è venuto  a proporre, una  società in cui al posto  dei tre verbi maledetti dell’avere, del salire e del comandare, che  suscitano negli uomini l’odio  , la  rivalità  e l’inimicizia,  Gesù propone il  Regno di  Dio,  cioè  una  società in  cui  al  posto dell’avere  ci  sia  la  gioia  di  condividere,  anziché  il  comandare  ci  sia  scendere –  cioè  non considerare nessuno  al  di  fuori  del  raggio  d’azione  del  proprio  amore –  e  dove  soprattutto anziché comandare ci sia il servire.
Questo è il Regno di Dio, cioè dove Dio è re.

La conseguenza dell’annuncio,  l’effetto  e  la  finalità  di  questo Regno è  che  Gesù comincia  a guarire  e  curare quanti  avevano bisogno  di  cure.  Il  Regno di  Dio  è  finalizzato  al  bene e  al benessere dell’uomo.  Quindi  non  è  una   religione  che  assorbe le  energie  degli  uomini  per onorare e  rendere culto  a  Dio,  ma  una  fede  dove  Dio  comunica  le  sue  energie  di  vita  agli uomini, al popolo, perché stiano bene.

L’evangelista  annota che  il  giorno  cominciava  a declinare  e,  mentre non  ha  segnalato  alcun cenno di stanchezza da parte  delle folle, sono  i Dodici, proprio le persone che  seguivano Gesù che  si  avvicinano dicendo:  “Congeda  la  folla  perché  vada  nei  villaggi  e  nelle  campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui ci troviamo  in una zona deserta”.

Quindi,  mentre le  folle  ascoltano  questo annunzio del  Regno di  Dio,  proprio  gli apostoli,  che sono  i più  vicini  a Gesù, mostrano segni  di impazienza,  e si cominciano  a stancare, chiedono che Gesù interrompa al sua  attività.

Ma Gesù disse  loro:  “Voi  stessi date  loro  da  mangiare”.  Letteralmente  Luca  scrive:  “Date  voi stessi da  mangiare”,  che,  oltre  al  significato  ovvio del  “procurate  voi  del  cibo”,  ha  il  senso di “datevi voi da mangiare”, quindi l’evangelista sta  alludendo – come  vedremo ancora più sotto  – alla  celebrazione  eucaristica.  Nell’eucaristia  Gesù, il figlio  di  Dio,  si fa  pane, alimento  di  vita, perché quanti poi lo accolgono siano  capaci di farsi pane, alimento di vita per gli alri.

I dodici non hanno nessuna intenzione di darsi  alla folla, e obiettano: “Non abbiamo che  cinque pani  e  due  pesci, a meno che”  –  e  qui  sembra un  tono  un  po’  risentito,  “non  andiamo  noi  a comprare   viveri   per   tutto   questo  popolo”.   Il   termine   usato  dagli   apostoli   è   abbastanza dispregiativo.

Non hanno capito nulla. Mentre  Gesù ha parlato di “dare” e quindi “condividere”, loro ragionano ancora con i criteri della società, l’ “avere” e il “comprare”. Poi l’evangelista annota che  c’erano circa  cinquemila  uomini.  E’  il  numero dei  componenti  della  primitiva  comunità  cristiana.  Ma Gesù dice ai discepoli – e dà il primo comando – “Fateli sedere”.

Perché “fateli  sedere”?  Perché nei  pranzi  festivi  i  signori  mangiavano  coricati,  adagiati.  Allora uno  degli  effetti  dell’eucaristia  è che  chi  partecipa deve  sentirsi “signore”. Ma chi  è il signore? Uno che  ha qualcuno che  lo serve; potevano mangiare così  coloro che  avevano dei servi che  si mettevano a  loro  servizio. Allora  Gesù chiede  agli  apostoli  di  farsi  servi della  gente affinché questa si senta signora.


“A gruppi di cinquanta”. Qui c’è tutta la serie simbolica del numero cinque  (come  abbiamo visto i cinquemila) che  raffigurano lo Spirito Santo, l’azione dello Spirito. Fecero  così  e li fecero  sedere tutti quanti. Quindi il primo effetto dell’eucaristia è cha la gente si sente signora.

Seguono gli stessi gesti che  seguiranno nella cena eucaristica, Egli prese i cinque  pani e i due pesci, alzò  gli occhi  al  cielo,  recitò  su  di  essi  la  benedizione,  li  spezzò e  li  dava  ai  discepoli perché li distribuissero alla folla.

E’ importante quest’indicazione che  l’evangelista ci dà.  Li spezza e li dava  ai discepoli perché li distribuissero.  I discepoli  sono  servi di  questo pane, non  sono  i  padroni.  Non  sta  ai  discepoli decidere chi ammettere e chi no, a mangiare questo cibo. Non sta  a loro mettere delle regole, dei limiti o dei divieti.

Loro sono  i servi di questo pane, non sono  i proprietari del pane. Il proprietario del pane è Dio; loro  sono  i  servi che  devono prendere questo pane e  distribuirlo  alla  gente. Quindi  questo è molto  importante  nei  vangeli.  Si  nota  l’assenza  della  richiesta  della  purificazione  delle  mani. L’evangelista vuol far comprendere che  non  è vero  che  bisogna purificarsi per  partecipare alla cena del  Signore,  ma  è  partecipare alla  cena del  Signore  quello  che  purifica  le  persone, per questo Gesù, che  pure  sta  dando le indicazioni sul mettersi seduti, ecc,  non chiede agli apostoli di far purificare le persone.

Tutti  mangiarono  a sazietà  e  furono  portati  via i  pezzi  loro  avanzati:  dodici  ceste. Dodici  è  il numero delle  tribù  di  Israele.  L’evangelista  vuol  far  comprendere che  il  Regno di  Dio  con  la pratica  della  condivisione,  quindi  non  dell’accumulo,  con  la  pratica  del  servizio, anziché  del comando, si sfama l’intera popolazione.


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